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Servizi Badanti per te

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servizi badanti: ti aiutiamo a trovare la giusta colf o badante per la tua assistenza domiciliare

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Badante non convivente: Assistenza notturna, diurna a ore o full time?

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20 Agosto 2024 by Emadober

La badante non convivente o badante a ore per assistenza domiciliare: quali orari fa?

La badante non convivente è una tipologia di collaboratrice che eroga servizi domiciliari alla persona. In pochi decenni questa caregiver è diventata una presenza comune nelle case italiane. Laddove c’è un anziano o una persona non autosufficiente e manca un parente caregiver in grado di occuparsene per tutto il tempo necessario infatti le sue prestazioni si rivelano indispensabili.

Le mansioni che svolge la badante a ore possono essere calibrate sulle peculiari esigenze della persona per cui lavora. Può impegnarsi nella pulizia della casa e nella cura dell’assistito, fargli compagnia, vegliarne lo stato di salute, aiutarlo a mantenersi socialmente attivo e, se malato, farsi carico dell’assistenza domiciliare in coordinamento con le altre figure professionali coinvolte.

Se vuoi assumere una badante non convivente, è bene che tu sappia però che l’ampio ventaglio di compiti che può svolgere devono risultare in funzione del suo livello di inquadramento. Non meno importante da sapere, durante il servizio si atterrà a quanto stabilito nel suo contratto di lavoro. In altre parole, le assistenti familiari (questo termine è la definizione più moderna ed elegante di badanti) non sono tutte uguali.

Per esempio un’assistente domiciliare di livello Ds può dedicarsi a una persona malata di Alzheimer (Approfondimento: “Assistenza per malati di Alzheimer: Il ruolo della badante e le cure domiciliari“). Una badante con inquadramento Bs invece si occupa di persone autosufficienti. Capire quale genere di caregiver faccia al caso tuo è quindi fondamentale per focalizzare correttamente la tua ricerca.

Altrettanto importante stabilire gli orari di servizio. Da una parte le fasce orarie devono essere ottimizzate in base alle esigenze dell’assistito, dall’altra occorre considerare e rispettare quanto disciplinato dal CCNL in merito ai collaboratori domestici. Infine c’è da considerare l’aspetto economico: la remunerazione dell’assistente familiare è proporzionale alle ore di servizio.

Per fare chiarezza su ogni questione inerente l’assunzione e il rapporto con le badanti non conviventi ecco il nostro approfondimento.

Una badante a ore assiste un’anziana
badante a ore con anziana

Indice articolo

  • 1.Badante non convivente: quando è consigliato sceglierla?
  • 2. Cosa vuol dire badante non convivente?
  • 3. Badante non convivente: quando optare per questa soluzione?
  • 4.Quanto costa assumere una badante non convivente?
  • 5. Contratto nazionale e livelli d’inquadramento delle badante non convivente
  • 6. Stipendio badanti non conviventi: Tabelle retributive
  • 7.Orario, ferie e permessi: come funziona per le badanti non conviventi?
  • 8.Orario di lavoro: Part time o full time?
  • 9.Come deve essere garantito il riposo settimanale nel contratto badanti non conviventi
  • 10.Ferie, permessi, infortuni e altri diritti delle badanti
  • 11.Badante non convivente in malattia: Chi paga?
  • 12.Cessazione del rapporto di lavoro e Tfr
  • 13.Come cessare il contratto coi badanti: preavviso e lettera di licenziamento del badante
  • 14.Contributi previdenziali badanti non conviventi: quanto si paga?

 

Badante non convivente: quando è consigliato sceglierla?

 

Meglio assumere una badante non convivente che lavori in determinate fasce orarie diurne per poi tornare a casa sua oppure una badante che viva con l’assistito (Approfondimento: “Badante convivente: guida completa per contratti, orari e costi per un assistente domestico”)?

La risposta è: bisogna decidere caso per caso. I fattori da valutare per fare la scelta corretta spaziano dalle condizioni dell’anziano alla presenza di familiari in grado di occuparsi del proprio congiunto. Sempre con un occhio al trattamento economico che spetterebbe alla caregiver di interesse, perché il costo badante può essere alto. Ricorda comunque che esistono sgravi fiscali e bonus per alleggerirlo (Approfondimento: “Quali aiuti economici esistono per l’assistenza domiciliare”).

Nel momento di scegliere l’assistente familiare, molte persone che si rivolgono a noi si mostrano perplesse in relazione a un ulteriore aspetto da valutare. Se le esigenze di assistenza nel tempo cambiano, e la badante che vive per conto proprio va sostituita con una convivente, oppure accade il contrario? Tale situazione è comune e, ti rassicuriamo subito, risolvibile.

Per esempio si può modificare il contratto con la medesima caregiver, se questa è d’accordo, oppure assumerne un’altra licenziando la prima. Se vuoi contattare noi di Servizi Badanti possiamo esaminare le tue specifiche esigenze e trovare la soluzione migliore.

Vediamo ora in dettaglio chi è e quali mansioni, costi e orari di lavoro possono attribuirsi alla badante a ore.

Servizi Badanti è un network con badanti selezionate e referenziate per venire incontro alle esigenze di ogni famiglia.

I servizi offerti dalla badante non convivente sono:

personalizzabili al 100% in base ai bisogni dell’assistito. Puoi scegliere le fasce orarie di lavoro e le mansioni della caregiver selezionandone il livello. Inoltre da noi trovi infermieri, OSS, colf e autisti per anziani.

 

Assistente per anziani in servizio diurno
assistente per anziani non convivente

 

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Cosa vuol dire badante non convivente?

Un’assistente familiare o badante non convivente presta il proprio operato a casa del suo assistito ma vive e ha la residenza altrove.

A differenza della badante convivente, che può lavorare fino a 54 ore settimanali in fascia oraria diurna o notturna, il suo impegno massimo settimanale è di 40 ore da svolgersi generalmente in orario diurno (straordinario a parte).

Altra netta differenza riguarda il calcolo della retribuzione: per la badante non convivente avviene sempre su base oraria e non mensile.

Un’anziana riceve aiuto a domicilio d una caregiver professionale a ore
anziana con la sua caregiver a ore che la aiuta

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 Badante non convivente: quando optare per questa soluzione?

 

Chiarito questo, ora puoi comprendere se la badante non convivente fa al caso tuo ponendoti le 4 domande che elenchiamo qui sotto:

  1. Ti occorre una badante per una persona autonoma?
  2. Un totale di ore di servizio uguale o inferiore alle 8 h quotidiane è sufficiente?
  3. L’anziano necessita di aiuto per il giorno ma non per la notte?
  4. C’è un congiunto o altra persona che possa alternarsi alla badante nell’assistenza a colui o colei che non è più completamente autosufficiente?

Se la risposta ad almeno uno dei quesiti è affermativa (la 1 e la 4 ovviamente sono alternative) assumere una caregiver a ore potrebbe rappresentare la soluzione più corretta. I vantaggi di questa scelta risultano evidenti:

  • l’anziano è meglio disposto ad accettare la presenza di un’assistente familiare. Spesso un problema dei parenti che hanno un familiare da accudire ma che si ritrovano impossibilitati ad occuparsene a tempo pieno è metterlo di fronte al fatto che ha bisogno di un aiuto per la gestione della casa o per sé stesso. E’ comprensibile: a nessuno piace constatare che il tempo passa, e la negazione della propria fragilità risulta una delle risposte difensive più comuni. Fortunatamente la badante a ore, che viene percepita come una sorta di colf, non crea quasi mai una reazione di rifiuto.
  • La retribuzione è proporzionata alle ore effettive di servizio. Questo comporta un risparmio economico che può rivelarsi consistente in caso di part time o comunque orario ridotto. Ricordiamo infatti che la badante che convive viene retribuita su base mensile (con l’eccezione della sostituzione riposi). Quindi se lavorasse, per esempio, soltanto 2 ore a settimana percepirebbe comunque lo stipendio pieno.
  • Non è necessario riservare un ambiente della casa ad uso esclusivo della badante. Se nella maggior parte dei casi questo dilemma non si pone, in altre situazioni (casa piccola, familiari conviventi) trovare lo spazio per una persona in più risulta complicato, mette a disagio per la perdita di privacy o addirittura appare impossibile perché manca il posto.

Ad ogni modo, se la situazione mutasse e si rendesse indispensabile modificare gli orari o passare alla convivenza non preoccuparti, come già anticipato è fattibile (Approfondimento:“Breve guida per assumere una badante: Quanto costa mediamente e quali contratti si applicano per l’assistenza domiciliare”).

Certo, in generale, al momento della stipula del contratto conviene avere una certa lungimiranza per stabilirne la durata e soprattutto le modalità di erogazione del servizio (ossia le mansioni specifiche). L’inesperienza che affligge chi affronta questa situazione per la prima volta non aiuta, ma noi sì.

Possiamo consigliarti per ogni aspetto relativo all’assunzione, alle modifiche contrattuali, al licenziamento e qualunque altra problematica riguardante una badante non convivente. Disponiamo di badanti referenziate di livello As, Bs, Cs e Ds, sia italiane che straniere (Approfondimento: “Badante straniera: Scenari possibili per assumere una badante extracomunitaria”). Garantiamo una copertura sia per fasce orarie diurne che notturne e/o festive. Per ottenere il servizio che cerchi devi soltanto metterti in contatto con noi.

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Quanto costa assumere una badante non convivente?

Il costo per prendere a servizio un badante non convivente è uno degli aspetti principali da considerare, trattandosi di un esborso mensile piuttosto sostenuto. Se vuoi capire quanto potresti spendere sappi che la spesa complessiva è in funzione dei seguenti fattori:

  • la retribuzione oraria stabilita dal CCNL relativa al lavoro domestico e in dettaglio per i servizi alla persona;
  • il numero di ore di servizio;
  • il livello di inquadramento della badante non convivente;
  • le voci di costo correlate: ferie, liquidazione, contributi, tredicesima, quando il rapporto di lavoro si protrae per almeno 2 anni anche gli scatti di anzianità;
  • l’obbligo di vitto (singolo pasto) o indennità sostitutiva se la collaboratrice ha un orario continuato di 6 o più ore;
  • gli eventuali straordinari, il cui costo orario è maggiorato.

 

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Contratto nazionale e livelli d’inquadramento delle badanti non conviventi

Abbiamo già accennato all’esistenza di una classificazione retributiva e professionale che definisce il tipo di servizio e la relativa remunerazione delle assistenti domiciliari. Entriamo ora nei dettagli.

Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) sul Lavoro Domestico inquadra le badanti in base alle competenze e al target del servizio. Ne risultano 4 differenti livelli di assistenti familiari a ore (sulla falsariga di quelle conviventi):

  • livello As: badanti non conviventi che operano come sola presenza. Il loro compito è tenere compagnia all’anziano senza svolgere attività di altro genere. Tale servizio si rivela utile perlopiù a persone autosufficienti che tollerano male la solitudine, o al limite che necessitano di qualcuno in grado di aggiornare i parenti qualora si verificassero problematiche improvvise.
  • Livello Bs: questo inquadramento descrive le assistenti familiari che si dedicano ad anziani autosufficienti. Le mansioni principali sono concentrate sull’affiancamento della persona nelle sue attività all’esterno, compagnia e aiuto per favorirne la socializzazione, osservazione delle sue condizioni generali, pulizia della casa, disbrigo delle commissioni e preparazione dei pasti.
  • Livello Cs: le badanti non conviventi con inquadramento Cs assistono persone non autonome. I loro servizi quindi si estendono o risultano esclusivamente incentrati sulla cura dell’anziano: igiene, supervisione sulla corretta assunzione della terapia orale, preparazione dei pasti ed eventuale aiuto per alimentarsi, organizzazione degli appuntamenti (incluso il calendario legato ai trattamenti sanitari), etc. Le caregivers di livello Cs non possiedono però una preparazione specifica per l’assistenza di anziani non autosufficienti. Non possono nemmeno svolgere attività che richiedano competenze sanitarie.
  • Livello Ds: sono le assistenti familiari iscritte all’Albo badanti qualificate per occuparsi di persone non autosufficienti. Tale titolo è ottenuto con un percorso formativo professionale obbligatorio di un minimo di 500 ore. Diversamente dalle altre figure di assistenti domiciliari elencate sopra hanno un margine di autonomia nella cura del paziente (per esempio possono misurare la pressione se notano segnali di crisi ipertensiva, oltre naturalmente ad avvisare il medico). Se l’assistito è affetto da una grave patologia come il Parkinson (Approfondimento: “Assistenza domiciliare per malati di Parkinson: una scelta consapevole”) sanno come interagire con il medesimo e come movimentarlo. Fatto rilevante, possono anche fornire una risposta efficace in caso di problematiche sanitarie emergenziali e non, coordinandosi correttamente con le risorse idonee a un intervento.

E’ facile immaginare come a maggiori responsabilità e mansioni corrisponda una retribuzione più alta e viceversa. Vediamo quali sono le paghe orarie delle badanti non conviventi di livello As, Bs, Cs e Ds.

Assistente familiare durante un servizio part time
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Stipendio badanti non conviventi: Tabelle retributive

Lo stipendio degli assistenti domiciliari a ore è fissato con tariffe minime dal CCNL. Elenchiamo le attuali retribuzioni minime nella tabella sottostante.

Se hai il dubbio sul livello di inquadramento perché le varie mansioni della badante sono classificate in più livelli attieniti a quello più elevato (così stabilisce la normativa). Ad esempio se la badante non convivente lavora in straordinario la domenica sarà applicato un incremento orario del 60%.

 

Costi minimi orari badanti non conviventi
livello Asa partire da € 6,3
livello Bsa partire da € 7,1
livello Csa partire da € 7,91 
livello Dsa partire da € 9,5 

Per quanto concerne gli straordinari, le maggiorazioni applicate sono in funzione della fascia oraria e del monte orario settimanale (per ulteriori dettagli segui il link a fine paragrafo). Presta attenzione che una caregiver non convivente può lavorare massimo 9 ore giornaliere, straordinari inclusi. Se ti occorre un servizio continuativo conviene scegliere una badante convivente.

Allo stipendio dell’assistente familiare vanno poi sommate le altre voci irrinunciabili della busta paga:

  • contributi previdenziali;
  • rateo tredicesima e TFR (da € 170 circa per il livello As a € 280 per il Ds);
  • Cas.Sa Colf;
  • per gli inquadramenti Cs e Ds indennità assistenza persone non autosufficienti (€ 116,14);
  • eventualmente un aumento del 4% per ogni scatto di anzianità (si realizza per ogni biennio di lavoro con il medesimo datore, fino a un massimo di 7 scatti);
  • eventuali permessi retribuiti;
  • anche l’eventuale malattia dell’assistente domiciliare è a carico di chi l’ha assunta.

A questo punto certo ti starai chiedendo a quanto ammonta l’esborso complessivo mensile per assumere una badante non convivente. A titolo indicativo puoi basarti sui dati sottostanti, calcolati per contratti di 40 ore settimanali:

 

Costi minimi badanti non conviventi
livello Asa partire da € 1.435
livello Bsa partire da € 1.596
livello Csa partire da € 1.760
livello Dsa partire da € 2.080 

Qualche lettore che abbia nozioni sull’argomento avrà notato come una badante non convivente che lavori a tempo pieno costa all’incirca quanto una convivente. Eppure questa ha un orario di servizio più lungo. Come mai? Presto svelato: una caregiver che abita con l’assistito matura il diritto a vitto e alloggio completo, il cosiddetto pagamento in natura. A conti fatti quindi le 2 diverse retribuzioni risultano allineate.

Se vuoi ulteriori informazioni sul trattamento economico delle badanti non conviventi ti invitiamo a leggere questo Approfondimento: “Quanto costa una badante a ore”.

Una badante fa compagnia a un’anziana
badante a ore fa compagnia a una anziana

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Orario, ferie e permessi: come funziona per le badanti non conviventi?

Naturalmente il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro tutela i lavoratori domestici come tutti gli altri, e nel novero sono quindi inclusi le badanti non conviventi. Le medesime hanno insomma diritto a godere di ferie, eventuali permessi (retribuiti e non) per assentarsi negli orari di lavoro e infine a prestare la propria opera in accordo con gli orari pattuiti nel contratto di lavoro, il quale a sua volta deve risultare conforme a quanto sancito dal CCNL.

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 Orario di lavoro: Part time o full time?

L’orario settimanale di un’assistente familiare non convivente può andare da un part time minimo di 1 ora a un tempo pieno massimo di 40.

Il numero preciso di ore dipende dalle necessità della persona da assistere e deve essere dichiarato nel contratto di assunzione. Quanto espresso deve risultare da accordo fra datore di lavoro e dipendente. Poiché la remunerazione avviene su base oraria appare fondamentale valutare quante ore di attività settimanale occorrano.

Nota che assumere una badante non convivente a tempo pieno costa all’incirca quanto ingaggiare una caregiver convivente (per una comparazione il più possibile esatta devi considerare anche i costi di vitto e alloggio di quest’ultima, più la maggiorazione delle bollette di luce e gas).

La distribuzione delle ore di servizio pieno prevede che l’attività dell’assistente domiciliare privata si svolga in 5-6 giorni settimanali. In caso di part time c’è la possibilità di personalizzare l’orario in funzione delle esigenze familiari. Quindi la badante può lavorare:

  • in part time verticale con orario pieno di 8 ore soltanto alcuni giorni;
  • in part time orizzontale con un orario ridotto ma tutti i giorni (eccetto durante il riposo settimanale).

Nell’ambito del monte ore settimanale concordato la caregiver può lavorare in modalità continuata oppure in fasce orarie non consecutive. Quando è attiva per almeno 6 ore continuative tieni a mente che ha diritto al pasto. Che non viene conteggiato nell’orario di lavoro. Anche nella scelta della ripartizione oraria del servizio è indispensabile l’intesa fra chi assume e l’assistente familiare.

Che si tratti di part time o full time, la finestra temporale standard di servizio per un badante non convivente si situa perlopiù fra le ore 6 e le 22. E se l’assunzione prevede fasce orarie differenti con un misto di orario notturno? In tal caso rammenta che anche la retribuzione oraria sarà da calcolare come mista, applicando correttamente le diverse maggiorazioni.

quando e quanto lavora la badante non convivente full time e part time
Contratti full time e part time della badante non convivente: quando e quanto lavora e quando riposa

 

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Come deve essere garantito il riposo settimanale nel contratto badanti non conviventi

Un’assistente domiciliare non convivente non lavora 7 giorni su 7. L’eccezione può corrispondere a uno straordinario, ma questi deve avere carattere di saltuarietà e il mancato riposo deve essere recuperato. Un caso frequente si verifica quando tale straordinario è motivato da un’emergenza. La badante, in tale frangente, è tenuta a rimanere in servizio, ma vale sempre l’obbligo del recupero riposo e dell’eccezionalità dell’evento.

Premesso questo, il calendario settimanale di lavoro a tempo pieno di una badante può collocarsi in 5 giorni feriali (8 ore) oppure 6, includendo anche il sabato. La domenica e le altre festività (Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto, Festa della Repubblica, etc.) sono giorni di riposo, ordinariamente. C’è una parziale eccezione per le assistenti familiari professanti un credo diverso. Infatti per motivi religiosi possono onorare un’altra festività settimanale invece della domenica. Di pari passo la retribuzione domenicale non sarà maggiorata, mentre lo diventeranno (60% all’ora) gli eventuali straordinari nel giorno di riposo. Quest’ultimo è comunque obbligatorio.

In caso di necessità di aiuto esteso alla domenica però non devi preoccuparti. Puoi assumere una badante non convivente che lavori i giorni festivi per sostituire quella fissa (purché con livello di inquadramento CS o DS). Esiste in effetti un contratto apposito.

Ma come calcolare il costo delle sostituzioni weekend? Nota che il servizio domenicale non è da considerarsi straordinario quando fissato da contratto. Esiste comunque una maggiorazione del compenso, già aggiunta di default nel contratto.

E se la badante non convivente lavora part time? Le linee guida sono le medesime: la lavoratrice, come già indicato, ha diritto ad almeno un riposo settimanale.

Badante non convivente accudisce una donna anziana con difficoltà di movimento
sostegno anziani senza convivenza: badante a ore accudisce anziana

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Ferie, permessi, infortuni e altri diritti delle badanti

Il periodo di ferie dei badanti non conviventi ammonta a 26 giorni nell’arco dell’anno, che possono essere usufruiti in uno o 2 intervalli. Da sapere che la lunghezza non cambia tra badanti non conviventi full time e a mezza giornata: le ferie rimangono di 26 giorni. Cambia invece la retribuzione delle medesime, da proporzionare sul monte orario reale. In caso di tempo pieno il totale corrisponde a 14,4 ore settimanali, circa 2,26 giorni per ogni mese di servizio.

Riguardo agli assistenti familiari stranieri, sappi che per loro è possibile posticipare il godimento delle ferie (entro 18 mesi), in modo da usufruirne assieme a quelle dell’anno seguente. Questa modalità, definita rimpatrio non definitivo, è prevista per i caregivers che rientrano al paese di origine per il riposo feriale scontando tutti i giorni disponibili in un unico periodo. L’assenza di anche una di queste 2 condizioni fa decadere l’accesso alla modalità di erogazione ferie posticipata per rimpatrio provvisorio.

Una situazione che potresti trovare a fronteggiare se assumi una badante non convivente è il mancato usufrutto di parte delle ferie per volontà della collaboratrice. In tal caso al termine del rapporto di lavoro dovrai versarle un’indennità per i giorni non goduti.

E i permessi? Come ogni altro dipendente, anche il badante per anziani non convivente ha diritto a chiedere permessi per assentarsi a causa di un giustificato motivo (in primis visite mediche/odontoiatriche). Permane il diritto alla retribuzione fino a 12 ore all’anno di congedo per i contratti di lavoro di 30 o più ore settimanali, per orari inferiori il totale si calcola in proporzione. Ad esempio chi presta servizio per 15 ore può chiedere di assentarsi per un valido motivo con un tetto massimo di 6 ore all’anno.

Tieni a mente che oltre ai permessi, alcuni eventi danno il diritto a congedi per una durata stabilita dal CCNL:

  • lutto: 3 giorni per perdita di un congiunto;
  • cariche sindacali documentate: fino a 6 giorni in un anno;
  • cariche elettorali: l’intera giornata o giornate, con retribuzione e recupero del riposo anche se l’attività si svolge in orario o giorno non lavorativo;
  • rinnovo del permesso di soggiorno;
  • ricongiungimento familiare;
  • donazione sangue oppure midollo (in questo caso però il datore di lavoro può chiedere il rimborso INPS);
  • attività di formazione professionale: 40 ore all’anno (per badanti a tempo pieno);
  • matrimonio: 15 giorni;
  • nascita di un figlio: 10+1 giorno per i padri;
  • maternità: 5 mesi di congedo.

Altro capitolo di interesse è quello sugli eventuali infortuni della badante non convivente. Perché si sa, gli incidenti possono capitare. E quando accadono mentre la caregiver è in servizio (anche fuori casa, perché per esempio impegnata in commissioni per l’assistito), oppure è in viaggio per recarsi o tornare dal luogo di lavoro il datore di lavoro ha degli obblighi da adempiere. Ossia:

  • quando l’infortunio è guaribile in 3 giorni (più quello dell’incidente) deve versare la normale retribuzione alla badante. In caso le spetti un pasto, dovrà versare anche la relativa indennità, fatto salvo la degenza in ospedale dell’infortunata. Per le spese mediche interviene il rimborso Cas.Sa Colf;
  • se il periodo di guarigione è superiore ai 3 giorni l’obbligo di retribuzione, o meglio, di indennità, passa all’Inail. Il datore però ha il compito di fare denuncia all’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro entro 2 giorni dalla ricezione del certificato rilasciato alla badante dal Pronto Soccorso (che deve essere allegato);
  • qualora l’infortunio provochi la morte dell’assistente familiare la denuncia all’Inail ha una tempistica più ristretta, vale a dire di 24 ore dal momento dell’evento.

Purtroppo, se la guarigione della badante non convivente ha tempi molto dilatati il datore di lavoro può vedersi costretto a licenziarla per assumerne un’altra. L’arco temporale in cui si realizza il diritto al licenziamento è correlato alla durata del rapporto di lavoro. Vale a dire:

  • se la badante non convivente è a servizio da non più di 6 mesi la risoluzione del contratto può avvenire dall’undicesimo giorno di calendario;
  • in caso di assunzione avvenuta da 6 mesi a 2 anni addietro il licenziamento può avere luogo dal 46° giorno;
  • per periodi di lavoro più lunghi la dismissione del rapporto di lavoro può avvenire dopo 6 mesi.

Caregiver in servizio a mezza giornata
badante in servizio a mezza giornata

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Badante non convivente in malattia: Chi paga?

Può capitare che la badante a ore si ammali. Oltre all’eventuale problema della sostituzione, c’è quello della retribuzione. A chi spetta? Presto spiegato: al suo datore di lavoro, l’INPS non interviene. Le modalità:

  • stipendio ridotto del 50% nei primi 3 giorni di malattia;
  • retribuzione al 100% dal 4° giorno e fino all’8° per badanti assunte da meno di 6 mesi; fino al 10° per badanti assunte da 6 mesi fino a 2 anni e fino al 15° per badanti assunte da almeno 2 anni.

Al termine dei periodi appena indicati l’astensione dal servizio per malattia viene inquadrata come permesso non retribuito. L’assistente familiare ha però diritto a conservare il posto di lavoro per il medesimo arco temporale e modalità descritti relativamente agli infortuni. Con un’eccezione: in caso di patologia oncologica i periodi fissati per legge raddoppiano.

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Cessazione del rapporto di lavoro e Tfr

Il servizio della badante non convivente può terminare quando non è più necessario, quando è la caregiver stessa a dare le proprie dimissioni oppure ha raggiunto l’età pensionabile. In ogni caso avrà diritto a incassare il Tfr.

O, talvolta, la quota che ancora le spetta. E’ infatti frequente che l’assistente familiare ne richieda l’anticipo con l’ultima mensilità dell’anno. E’ una modalità ammessa nella misura massima del 70% dell’importo maturato nel corso dei 12 mesi precedenti. La quota restante (o intera, se non ha avuto erogazioni anticipate) deve esserle versata entro 45 giorni dal termine del rapporto di lavoro.

L’ammontare del trattamento di fine rapporto della badante, come forse saprai già, è proporzionale agli anni di servizio. Il datore di lavoro avrà infatti provveduto ad accantonare regolarmente la quota fissata per legge dalla retribuzione lorda badante. Tale quota è calcolata sull’intero stipendio, ossia la paga oraria, la tredicesima e anche l’eventuale pagamento in natura (vitto) o indennità sostitutiva.

Gli eventuali straordinari invece sono esclusi. Il totale delle voci elencate va poi diviso per 13,5. All’incirca, la somma ottenuta equivale ad una mensilità per ogni anno di lavoro.

Affinché il capitale della liquidazione dell’assistente familiare non venga eroso dall’inflazione ogni anno, a partire dal secondo ha luogo la sua rivalutazione in base al coefficiente stabilito per legge. In pratica, l’intera somma (meno quella maturata nell’anno in corso) andrà moltiplicata per il tasso fisso dell’1,5% e per un tasso variabile. Quest’ultimo corrisponde al 75% dell’aumento del paniere ISTAT per l’anno in esame.

Oltre all’aspetto economico, il datore di lavoro deve tenere in conto l’obbligo di comunicazione all’INPS della cessazione del rapporto di lavoro. Questo vale quando a concludersi è un contratto a tempo indeterminato. Tale adempimento spetta a lui e non alla collaboratrice che se ne va.

Un’assistente domiciliare a ore conforta un anziano con crisi d’ansia
assistente domiciliare a ore conforta un anziano ansioso

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Come cessare il contratto coi badanti: preavviso e lettera di licenziamento del badante

Quando il datore di lavoro decide di cessare il contratto stipulato con la badante deve attenersi alla prassi prevista dall’articolo n. 40 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro. Chiariamo come prima cosa che ci sono differenze in base al tipo di assunzione.

Se si tratta di licenziare un’assistente familiare assunta a tempo indeterminato la motivazione è superflua, mentre interrompere il rapporto con una caregiver privata assunta a tempo determinato implica la necessità di una giusta causa.

Partiamo dalla procedura per il primo caso. Il datore di lavoro è tenuto a informare del licenziamento la badante non convivente assunta a tempo indeterminato. La modalità corretta prevede la comunicazione della volontà di cessare il contratto tramite lettera consegnata di persona, PEC (purché inviata alla PEC della lavoratrice e non casella mail ordinaria) o raccomandata.

Nella missiva sarà anche indicato il preavviso, ossia l’arco temporale che intercorre prima dell’interruzione effettiva del rapporto di lavoro. Tale periodo risulta correlato all’anzianità di servizio e alle ore di lavoro settimanali. Esattamente, quando la badante non convivente opera per più di 25 ore/settimana:

  • occorre un preavvertimento di almeno 15 giorni se ha un’anzianità inferiore ai 5 anni;
  • è necessario un preavviso di almeno 30 giorni se ha un’anzianità uguale o superiore ai 5 anni.

Quando invece presta servizio part time per meno di 25 ore:

  • il periodo di preavvertimento corrisponde a 8 giorni se ha lavorato per meno di 2 anni;
  • suddetto periodo sale a 15 giorni quando è stata assunta da almeno 2 anni.

Devi sapere però che ci sono eventi che permettono di bypassare il periodo di preavviso. Parliamo del licenziamento in tronco per giusta causa. Quest’ultimo può produrre la cessazione immediata del servizio a seguito di gravi inadempienze. Le principali sono quelle elencate di seguito:

  • la badante ruba (oggetti, soldi…), esistono delle prove che lo dimostrano (fondamentale poterlo documentare!);
  • l’atteggiamento verso l’assistito è improprio o francamente pericoloso: si mostra molto adirata, impaziente, lo umilia, lo percuote, lo trascura; tutti atteggiamenti che giustificano il licenziamento;
  • non si presenta al lavoro per almeno 5 giorni senza valida motivazione;
  • è sempre in ritardo e i richiami non hanno prodotto soluzione;
  • l’assistito è deceduto.

Fatta salva la giusta causa, se il datore di lavoro preferisce interrompere il rapporto di collaborazione con la caregiver in tempi più ristretti di quelli previsti dall’articolo 40 può comunque farlo. Sarà infatti sufficiente, oltre a darle la canonica comunicazione, versare un’indennità alla badante non convivente che corrisponda alla retribuzione non percepita. Dopodiché rimangono 2 ultimi obblighi: la comunicazione di cessato servizio all’INPS e il pagamento delle spettanze dovute all’assistente domiciliare.

Il primo assolvimento deve avere corso per via telematica entro 5 giorni dall’interruzione del rapporto di lavoro, pensa una sanzione amministrativa. Il secondo obbligo risulta assolto con il versamento al caregiver dell’ultima busta paga più il TFR.

Quando si tratta di contratto a tempo determinato, come accennavamo occorre l’esistenza di una giusta causa fra quelle indicate qui sopra. Esistono infine delle situazioni che impediscono il licenziamento della badante non convivente: l’assenza per maternità o malattia (entro il periodo di comporto descritto in precedenza).

Assistente familiare durante un servizio part time
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Contributi previdenziali badanti non conviventi: quanto si paga?

I contributi previdenziali della badante rappresentano un onere a cui il datore di lavoro non può sottrarsi. L’importo, da versare all’INPS ogni trimestre (il 10 del mese seguente), varia annualmente perché soggetto alle oscillazioni dell’indice ISTAT per i beni di consumo a cui deve fare riferimento.

Oltre a questo fattore il calcolo dell’ammontare dei contributi tiene conto delle ore di lavoro settimanali e della tipologia di contratto: indeterminato o temporaneo.

Se l’assistente familiare assunto a tempo indeterminato presta servizio per più di 24 ore per settimana, ad ogni ora di servizio viene applicata una quota fissa che corrisponde nel 2025 a € 1,22. Tale quota, così come le altre che vedremo, include anche la percentuale a carico della badante (fissata a € 0,31). Ovviamente il totale andrà moltiplicato per ogni ora di lavoro.

Quando il badante con contratto a tempo indeterminato lavora per meno di 24 ore/settimana il costo dei contributi si differenzia in 3 scaglioni, proporzionati sulla retribuzione oraria:

  • € 2,30 (quota lavoratore € 0,58) per retribuzioni che superano i € 10,86 orari;
  • € 1,89 (quota lavoratore € 0,48) per retribuzioni comprese tra € 8,92 e € 10,86;
  • € 1,66 (quota lavoratore € 0,42) per retribuzioni fino a € 8,92.

A tali importi va aggiunto € 0,01/ora per il contributo Cassa Unica Assegni Familiari (CUAF).

Se l’assistente domiciliare è stato assunto con un contratto a termine i contributi/ora sono più elevati nella quota a carico della famiglia. Gli importi, come previsto dall’articolo 2, comma 28, della legge n. 92/2012, partono da:

  • € 2,47 per paghe orarie di almeno € 10,86;
  • € 2,03  per retribuzioni orarie da 8, 92 a € 10,96;
  • € 1,79 ( per compensi orari fino a € 8,92.

Il calcolo dei contributi INPS dei badanti non conviventi però non è ancora terminato. Oltre alle ore effettive di servizio vanno conteggiati i giorni di ferie, malattia, festivi, permessi e congedi nonché la tredicesima e, se la caregiver ne ha diritto, anche il vitto. Fa eccezione il congedo per maternità, in quanto a carico dell’INPS.

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