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Servizi Badanti per te

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Guida aggiornata aiuti economici per l’assistenza domiciliare

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25 Marzo 2025 by Emadober

Gli aiuti economici per la assistenza domiciliare di tipo pubblico e sanitario

Le famiglie che assumono badanti si chiedono sempre se esistono aiuti economici per l’assistenza domiciliare. Perché conoscono bene l’elevato valore dei loro servizi, ma anche gli alti costi mensili per beneficiarne. Talvolta le spese per assumere un’assistente domiciliare privata comportano un radicale riallocamento del budget casalingo, oppure il ricorso ai risparmi di una vita.

E’ quindi possibile compensare almeno in parte l’esborso tramite aiuti finanziari pubblici o di altra natura? Per fortuna possiamo rispondere in modo affermativo. Ci sono svariate forme di sostegno economico destinate al caregiving privato: erogate dallo Stato, dalle Regioni, da casse professionali, etc.

Sottolineiamo subito che lo scenario di tali sovvenzioni è in parte mutevole, perché alcune misure e bonus per assumere badanti e/o beneficiare di cure gratuite in vigore oggi potrebbero non esserlo più domani e viceversa. Inoltre parte degli aiuti economici per l’assistenza domiciliare sono rivolti soltanto a particolari categorie di beneficiari.

In compenso alcune forme di supporto sono anche cumulative, come vedremo. Il risultato è una notevole riduzione della spesa mensile e/o il parziale recupero del costo della badante a mezzo di benefici fiscali (Approfondimento:  “Breve guida per la detrazione fiscale delle spese per l’assistenza domiciliare“).

caregiver assunta con aiuti economici per assistenza
Anziana riceve assistenza qualificata a casa 
pensionata fruitrice di aiuti economici assistenza domiciliare
Molti pensionati contano sugli aiuti economici per l’assistenza 

 

Indice articolo

  • 1.Aiuti economici per assistenza domiciliare a persone autosufficienti: Come pagare la badante se la pensione non basta
  • 2.Bonus Assistenti Familiari Lombardia: di cosa si tratta, a chi spetta e quali sono i requisiti
  • 3.Cos’è il bonus Assistenti Familiari
  • 4.A chi spetta
  • 5.Requisiti del bonus assistenti familiari
  • 6.Come fare domanda per il bonus assistenti familiari
  • 7.Bonus badanti erogato dal INPS
  • 8.Aiuti economici per assistenza domiciliare a persone non autosufficienti
  • 9.Invalidità civile, Indennità di accompagnamento e legge 104
  • 10.Assistenza Domiciliare Programmata
  • 11.Assistenza Domiciliare Integrata (continuità assistenziale e di interventi programmati ripetuti nel tempo)
  • 12.Misura B1 (solo Lombardia)
  • 13.Cos’è la Misura B1
  • 14.A chi spetta, requisiti
  • 15.Come fare domanda per la Misura B1
  • 16.Misura B2 (solo Regione Lombardia)
  • 17.Voucher Scelta Sociale (solo Regione Piemonte)
  • 18.Home care premium Inps
  • 19.Altre fonti di finanziamento: Fondi, enti ed assicurazioni

 

Aiuti economici per assistenza domiciliare a persone autosufficienti: Come pagare la badante se la pensione non basta

Per molti anziani gli aiuti economici per l’assistenza a domicilio, pur se persone autosufficienti, si rivelano fondamentali. Senza, si ritroverebbero a dover rinunciare o ridurre drasticamente l’usufrutto di questo servizio. Se temi anche tu di ritrovarti a pagare la badante quando la pensione non basta sappi insomma che è una situazione comune.

I motivi sono svariati: accade ad esempio quando la pensione stessa non è troppo sostanziosa, oppure nei numerosi casi in cui le uscite mensili sono largamente devolute alle spese sanitarie così frequenti nella terza età. O magari perché l’anziano svolge un ruolo di ammortizzatore sociale verso altri membri della famiglia.

In tutte queste situazione e altre ancora a fare la differenza risultano proprio gli aiuti finanziari per l’assistenza a domicilio. Come forse saprai già, oltre ai sostegni statali validi su tutto il territorio nazionale sono in vigore anche aiuti regionali che variano da una regione all’altra.

Il caregiving professionale gode di varie forme di sostegno economico per chi è meno abbiente
assistente per anziani neoassunta

 

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Bonus Assistenti Familiari Lombardia: di cosa si tratta, a chi spetta e quali sono i requisiti

Se risiedi in Lombardia un aiuto economico importante potrebbe essere il Bonus Assistenti Familiari. L’importo erogato tramite tale sostegno permette di ammortizzare fino al 60% del costo del caregiver (Approfondimento: “Quanto costa una badante a ore”) .

Questa sovvenzione è in vigore dal 2015; attualmente la Regione ha stanziato € 3.500.000 come risorse classificate a fondo perduto. Significa, come probabilmente sai già, che si tratta di risorse per le quali non è previsto un rientro. Il cittadino che ne beneficia non dovrà restituire nulla. Fino al 2022 era richiesta ai potenziali percettori la residenza in Lombardia da almeno un quinquennio, ma ora questo paletto non è più in vigore.

anziana con polizza integrativa per usufruire di assistenza a domicilio
Un’anziana sfrutta la sua polizza integrativa per remunerare la badante
aiuti regionali per assistenza agli anziani
Il sostegno finanziario per l’assistenza a domicilio può essere anche regionale
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Cos’è il bonus Assistenti Familiari

Destinato a chi assume una badante, il bonus Assistenti Familiari o BAF è un rimborso economico erogato dalla Regione Lombardia con un duplice intento. Da un lato intende ridurre il lavoro sommerso delle assistenti domiciliari private, una categoria che com’è noto risulta fortemente interessata dal fenomeno. Al punto da detenere la desolante maglia nera per il numero di lavoratori irregolari: le statistiche ci raccontano che riguarda ben uno su due collaboratori familiari.

Dall’altro lato questa sovvenzione a fondo perduto vuole tutelare gli anziani e altri soggetti fragili che si trovano in condizioni di ridotta o nulla autosufficienza e con reddito inferiore a una determinata soglia. L’entità del rimborso, variabile perché calcolata sul reddito, corrisponde fino al 60% delle spese mensili per l’assistente familiare professionale.

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A chi spetta

Come per altri aiuti economici per l’assistenza domiciliare, anche il bonus per le Assistenti Familiari è disponibile per chi assume una badante. Il datore di lavoro e potenziale fruitore di tale sostegno finanziario regionale può essere l’assistito stesso, un suo familiare (irrilevante che sia convivente o meno), o infine l’amministratore di sostegno, qualora ce ne sia uno.

Per garantirsi l’accesso al bonus Assistenti Familiari, senza dubbio una preziosa risorsa nell’ambito degli aiuti economici assistenza domiciliare, la Regione Lombardia impone alcune regole. Chi ne farà richiesta deve assumere o aver assunto esclusivamente una caregiver iscritta in almeno un registro territoriale degli assistenti familiari. Tale vincolo ha lo scopo di disincentivare il lavoro nero. Ma in realtà fornisce ulteriori vantaggi anche a chi vuole assumere una badante.

Infatti l’accreditamento professionale è una garanzia che la persona è idonea a svolgere il servizio e, se straniera, che ha il permesso di soggiorno in regola nonché sufficiente conoscenza della lingua italiana (Approfondimento: “Badante straniera: Scenari possibili per assumere una badante extracomunitaria”). Scoprire se un’assistente familiare è iscritta o meno a un registro è facile e gratuito: basta consultare il database online sul sito della Regione, della ASL di pertinenza o del proprio Comune.

Gli aiuti per i pensionati bisognosi di assistenza possono essere pubblici e/o privati
coppia di pensionati con assistente familiare non convivente

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Requisiti del bonus assistenti familiari

L’accesso al bonus assistenti familiari è subordinato al possesso di 3 requisiti, uno reddituale, uno correlato alla casella giudiziaria e l’ultimo relativo all’assunzione della badante. Più esattamente:

  • l’ISEE del richiedente deve risultare uguale o inferiore a € 35.000. E’ importante sapere che il bonus erogato assume importo differente a seconda della fascia di reddito di appartenenza. Quando l’ISEE è tra i 25.000 e i 35.000 euro il contributo massimo risulta di € 2.000. Se invece l’ISEE è uguale o inferiore ai 25.000 euro il rimborso sale a € 2.400. Da sottolineare che tali valori indicano gli importi massimi applicabili, che non valgono per tutti i casi. Il rimborso infatti intende coprire fino al 60% del costo mensile sostenuto per la badante, non di più. Quando la spesa è inferiore, come capita ad esempio se la collaboratrice lavora part time (Approfondimento:“Badante non convivente: Assistenza notturna, diurna a ore o full time?”), anche l’ammontare del bonus lo sarà.
  • Chi fa domanda per tale aiuto economico finalizzato all’assistenza domiciliare privata non deve aver subito condanne per reati contro la persona.
  • Il terzo criterio per ottenere gli aiuti economici per l’assistenza familiare messi a disposizione dalla Regione Lombardia è l’avere stipulato un contratto regolare e tuttora in corso di validità con una badante iscritta a un registro territoriale. Inoltre bisogna anche aver adempiuto all’obbligo di Denuncia rapporto di lavoro domestico all’Istituto di Previdenza Sociale.

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Come fare domanda per il bonus assistenti familiari

Per beneficiare del rimborso offerto dal bonus assistenti familiari occorre presentare domanda online sul sito della Regione, collegandosi alla pagina dei Bandi online. Il cittadino richiedente deve autenticarsi tramite carta d’identità elettronica, spid oppure carta nazionale dei servizi (CNS).

Come già indicato, oltre alla compilazione del modulo apposito è richiesto di documentare l’aderenza ai requisiti necessari. Vale a dire l’ISEE del richiedente, la regolare assunzione dell’assistente per anziani, il versamento dei contributi previdenziali, la busta paga della caregiver.

Una volta inviata la domanda, la medesima viene protocollata con assegnamento di un numero identificativo, che va conservato. In presenza di futuri problemi infatti consentirà di identificare il file pertinente. La conferma dell’avvenuta ricezione avviene tramite posta elettronica, mentre la risposta con esito positivo o negativo avverrà entro 30 giorni. Nel primo caso l’erogazione del bonus avverrà a breve (un mese al massimo).

La presenza di aiuti finanziari per l’assistenza alla persona disincentiva il lavoro in nero
donna in eta senile con assistente per anziani

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Bonus badanti erogato dall’ INPS

Altro importante aiuto economico per l’assistenza a domicilio, questa volta statale, è il bonus badanti erogato dall’INPS, anche conosciuto come Bonus Anziani o Decreto Anziani. Questa forma di sovvenzione è rivolta però soltanto a chi presenta una condizione di duplice fragilità: sanitaria e finanziaria. L’erogazione va utilizzata, pena la revoca, per l’assistenza con caregiver professionista. Il bonus ha lo scopo di disincentivare il lavoro sommerso nella categoria dei collaboratori domestici, oltre a voler sostenere le famiglie meno agiate con necessità di sostegno.

Altro requisito per accedere a questo importante incentivo è anagrafica. Il beneficiario deve essere un anziano over 80.

La condizione di non autosufficienza dell’assistito deve essere dichiarata dall’apposita Commissione Medica. Alcune condizioni patologiche che consentono l’accesso a questa forma di aiuto economico per l’assistenza risultano lo stato comatoso, l’autismo (grave), una demenza avanzata, la tetraplegia, etc.

Chi presenta quadri clinici come questi ha accesso all’indennità di accompagnamento. Ed eccoci ad un altro requisito vincolante. Il Decreto Anziani stabilisce infatti che gli aventi diritto al bonus per l’assistenza anziani devono essere già percettori dell’indennità.

Per quanto riguarda l’attestazione della situazione economica del richiedente occorre l’ISEE sociosanitario. Dal medesimo deve risultare un reddito non superiore a € 6.000.

L’importo del bonus INPS ammonta a € 850 mensili. L’erogazione non è automatica bensì conseguente ad apposita domanda all’Istituto Previdenziale. La richiesta deve avvenire per via telematica sul portale ufficiale INPS, nella sezione dedicata. In alternativa ci si può avvalere della mediazione di un patronato.

La validità di questo sostegno dovrebbe mantenersi fino al termine del 2026, salvo proroghe.

Un altro bonus, riservato ad anziani non autosufficienti, consente di recuperare fino a 300 euro mensili. Chi è iscritto a Cas.Sa.Colf da almeno un anno con relativo versamento contributivo, e al momento dell’iscrizione non aveva ancora compiuto 60 anni, può fare domanda per tale sovvenzione. 

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Aiuti economici per assistenza domiciliare a persone non autosufficienti

I soggetti con ridotta autonomia formano una categoria protetta che beneficia di apposite forme di aiuti economici per l’assistenza domiciliare. Tra questi possiamo individuare misure di sostegno erogate dal SSN e valide sull’intero territorio nazionale, come l’ADI, l’ADP, il bonus INPS descritto nel paragrafo precedente e l’indennità di accompagnamento.

Poi ci sono gli aiuti regionali, ad esempio la Misura B2 attivata dalla Regione Lombardia e il Voucher Scelta Sociale erogato dal Piemonte. La lista dei sostegni finanziari ai soggetti non autonomi si arricchisce inoltre con quelli ulteriori dedicati a specifiche sottocategorie di soggetti. Nel novero rientrano come Home Care Premium INPS oppure le risorse elargite da enti o assicurazioni.

Il supporto finanziario per l’assistenza a domicilio può realizzarsi in modalità diverse. Ad esempio: a mezzo dell’accreditamento di un bonus o di voucher, tramite agevolazioni per chi assiste un familiare non autonomo, con la riduzione delle imposte o infine con l’erogazione diretta di un servizio assistenziale gratuito.

principali sovvenzioni pubbliche e private in vigore per assistenza domiciliare
Come risparmiare sull’assistenza domiciliare: bonus e altri aiuti pubblici e privati oggi disponibili

 

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Invalidità civile, Indennità di accompagnamento e legge 104

Tra i fruitori di aiuti economici per l’assistenza presso il domicilio troviamo gli invalidi civili. La definizione indica i soggetti con riconosciuta inabilità al lavoro (in misura di almeno un terzo ) non recuperabile, nonché coloro che non sono in grado di svolgere le funzioni usuali della quotidianità (bambini e anziani) in conseguenza di minorazioni permanenti. Non sono inclusi invece ciechi e sordi in quanto classificati a parte.

Il riconoscimento dello stato di invalido civile non risulta subordinato alla fascia di reddito né alla cittadinanza italiana. Possono accedervi anche rifugiati, stranieri con permesso di soggiorno di un anno o più, individui apolidi. L’ente accertatore è l’ASL, mentre il benestare e l’erogazione dell’assegno/pensione di invalidità civile risulta di pertinenza dell’INPS.

Qualora la domanda dello stato di invalidità sia accettata l’interessato inizia a beneficiare di un carnet più o meno ampio di vantaggi a seconda della sua condizione. I più importanti risultano:

  • assegno di invalidità: quando il deficit è di grado compreso tra il 74% e il 99% in soggetti in età lavorativa (18-67 anni) con reddito non superiore a € 5.771,35. L’importo dell’assegno ammonta a € 336 x 13 mensilità;
  • pensione di invalidità: è percepita in età lavorativa quando l’invalidità risulta al 100%; equivale all’assegno di invalidità tranne che per il tetto reddituale, che sale a € 19.772;
  • assegno sociale sostitutivo: è la prosecuzione dell’assegno di invalidità, erogato agli over 67. Ammonta a € 538,68. Per gli over 70 l’importo è più sostanzioso: € 739,83;
  • esenzione dal ticket sanitario;
  • agevolazioni per l’inserimento lavorativo;
  • indennità di frequenza (per minorenni disabili, fino al compimento della maggiore età);
  • prestazioni ortopediche e protesiche gratuite, quando necessarie;
  • indennità di accompagnamento.

Quest’ultimo beneficio è prerogativa degli invalidi civili al 100%. A differenza di altre agevolazioni, l’aiuto economico in oggetto non è in alcun modo correlato al reddito del percettore. Le menomazioni del soggetto con indennità di accompagnamento però devono essere tali da impedirgli la deambulazione e/o lo svolgimento delle attività giornaliere in autonomia. Il versamento è a carico dell’INPS e corrisponde a 12 mensilità annuali di poco superiori a € 542,02 cadauna.

Fra gli aiuti economici per la assistenza domiciliare troviamo infine le agevolazioni previste dalla legge 104. Si tratta di una misura a sostegno di persone fragili che consente di accedere ad alcuni importanti benefici. Uno dei principali vantaggi consiste in permessi lavorativi retribuiti di cui può avvalersi un lavoratore disabile (invalidità almeno al 33%) certificato da apposita Commissione Medica, oppure un familiare caregiver (fino al 2° grado di parentela).

Il monte ore di permessi equivale a 2 ore al giorno oppure 3 giorni al mese eventualmente frazionabili. Altro vantaggio della legge 104 è la fruizione di detrazioni fiscali al 19% più Iva ridotta al 4% per l’acquisto di supporti digitali o autoveicoli per la movimentazione del soggetto disabile. Per le auto la detrazione lo sconto fiscale ha un tetto limite, applicandosi fino a un importo massimo di € 18.075,99. Altro sgravio possibile, sempre relativo al mezzo di locomozione, è l’esenzione dell’imposta di bollo.

Sul versante sanitario la legge 104 consente detrazioni al 19% per visite specialistiche, interventi chirurgici e alcuni esami diagnostici al superamento di un esborso fissato attualmente a € 129,11. Lo sgravio fiscale interessa soltanto l’eccedenza dell’importo totale. Altri costi sanitari, come ad esempio il trasporto in ambulanza, sono detraibili, sempre al 19%, senza tetto minimo.

Un aiuto erogato dall’INPS è Home Care Premium, riservato a dipendenti pubblici anche in pensione
badante con pensionati home care premium inps

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Assistenza Domiciliare Programmata

 

L’ADP (Assistenza Domiciliare Programmata) rappresenta un percorso diagnostico/terapeutico erogato a zero costi dal SSN ai cittadini con gravi disabilità o in età estremamente avanzata. Ambedue sono condizioni che determinano oggettive difficoltà a spostarsi dal domicilio per le necessarie visite sanitarie.

Le medesime quindi, nell’ambito dell’ADP, si svolgono a casa del paziente con una cadenza idonea a fornirgli un monitoraggio efficace. Possono essere mensili, bimensili o settimanali. Fra i sanitari coinvolti troviamo in prima linea il medico di famiglia, fautore delle visite. Altre prestazioni incluse nell’assistenza domiciliare programmata possono essere quelle di tipo riabilitativo e infermieristico, se il curante ne ravvisa la necessità.

Il sanitario ha anche il compito di richiedere l’attivazione del servizio di assistenza domiciliare programmata al distretto sanitario di appartenenza, nonché la sua eventuale prosecuzione alla scadenza, che è annuale. A differenza di altre forme di aiuto continuative, va notato che questa, pur se di lunga durata, è comunque una misura temporanea, circoscritta a un periodo di malattia.

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Assistenza Domiciliare Integrata (continuità assistenziale e di interventi programmati ripetuti nel tempo)

 

Forse avrai già sentito menzionare l’Assistenza Domiciliare Integrata o ADI. Si tratta di un servizio completamente gratuito dispensato dal SSN a cittadini malati terminali, cronici, reduci da un ricovero ospedaliero o gravemente disabili di qualsiasi età.

L’ADI si articola in un percorso terapeutico che vede operare medici, anche specialisti, infermieri e fisioterapisti (non necessariamente tutti quanti, dipende dal singolo caso) con eventuale concomitante intervento socio-assistenziale (Approfondimento: “Operatore Socio-Sanitario a domicilio”). Un’ulteriore finalità di questo servizio multidisciplinare è l’educazione al caregiving per il caso specifico dei familiari o della badante.

La durata complessiva dell’assistenza domiciliare integrata correla col livello assistenziale. In tutto l’ADI ne conta 3, basate sulle condizioni del paziente e distinte per l’intensità dei trattamenti erogati nonché appunto per la durata. Si va dai 6 mesi del terzo livello, riservato ai pazienti più gravi, ai 12 mesi del livello  2 e infine a un massimo di 18 mesi del livello 1. Tutti quanti sono prorogabili qualora ne sussista la necessità.

Questo tipo di aiuto, essendo gratuito, consente anche un notevole risparmio economico al malato e ai familiari, che può rimanere al proprio domicilio evitando un’ospedalizzazione altrimenti necessaria. Se vuoi documentarti in modo più esauriente ti invitiamo a leggere il nostro Approfondimento: “Assistenza domiciliare integrata: in cosa consiste e requisiti necessari”.

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Misura B1 (solo Lombardia)

Nella disamina dei vari aiuti economici per l’assistenza domiciliare notiamo che molti sono erogati dalle Regioni. Fra questi c’è la Misura B1, un bonus attivo in Lombardia che vede coinvolte le ASST locali. Attualmente si sa che rimarrà in vigore fino al termine del 2025. Probabile però che saranno stanziati fondi anche negli anni a venire.

Vediamo qual è la platea di beneficiari e come ottenerlo.

Anche Cassa Colf offre un sostegno economico per l’assistenza, subordinato ad alcuni requisiti
aiuti per assistenza domiciliare

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Cos’è la Misura B1

Più in dettaglio, la misura B1 della Regione Lombardia è una misura di sostegno dedicata a soggetti anziani non autonomi e disabili gravissimi. Consiste in un aiuto finanziario erogato con assegno mensile di importo variabile ed eventuale assistenza socio-sanitaria diretta. Entrambi i mezzi risultano finalizzati a garantire la permanenza del soggetto al proprio domicilio.

L’ammontare del bonus mensile dipende dalla tipologia di caregiving e dall’intensità dei bisogni assistenziali. Quindi si parte da un contributo di € 565 per chi usufruisce di un sostegno familiare, a un più sostanzioso importo non inferiore a € 900 per chi assume un badante o OSS. In questa seconda evenienza occorre che il monte orario settimanale sia di almeno 10 ore. Dalle 20 ore in poi l’assegno è di € 1.000, mentre per il tempo pieno si sale a € 1.200. Infine, per chi versa in condizioni particolarmente complesse si aggiungono altri 100 euro.

La Misura B1 può anche associarsi all’assegno di autonomia. Si tratta di un ulteriore sostegno finanziario con tetto massimo di € 800. E’ elargito a chi non dispone di un caregiver familiare ma intende vivere in autonomia. Va da sé che questo comporta l’impiego di un caregiving professionale. L’assegno ottenuto dovrà avere appunto la finalità di garantire tale servizio al cittadino bisognoso.
La fruizione della misura B1 richiede il possesso di alcuni requisiti per entrambe le categorie, anziani e disabili.

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A chi spetta, requisiti

La Misura B1 destinata ad anziani e disabili spetta infatti a soggetti selezionati in base a criteri di reddito, domicilio, grado di invalidità e situazione socio-familiare. In dettaglio il richiedente deve documentare i seguenti requisiti:

  • residenza in Lombardia e domicilio presso la propria abitazione, e non in una struttura di ricovero, cura o riabilitazione;
  • con reddito massimo documentato dall’ISEE sociosanitario di € 50.000;
  • avere ottenuto l’indennità di accompagnamento;
  • presentare una condizione di profonda disabilità di varia natura. Ad esempio: grave e gravissima demenza, tetraparesi, stato comatoso, dipendenza da ventilazione meccanica, etc.

Per ottenere l’assegno di autonomia oltre all’assunzione di un caregiver non familiare occorre:

  • la presenza di una patologia che comporta declino dell’autonomia (non il fisiologico invecchiamento);
  • ISEE sociosanitario non superiore a € 30.000.

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Come fare domanda per la Misura B1

La richiesta di adesione alla Misura B1 avviene tramite l’ASST di appartenenza. Occorre produrre documentazione della propria condizione reddituale e di salute. La prima comporta la presentazione dell’ISEE socio-sanitario, mentre la seconda avviene a mezzo del certificato redatto dal sanitario specialista e attestante la specifica condizione medica con relativo punteggio in relazione ai parametri di riferimento.

Per inoltrare la domanda bisogna attenersi alla finestra temporale indicata sul sito della Regione e su quello delle ASST.

Le disabilità hanno diritto ad aiuti dedicati per l’assistenza
anziano con disabilità e assistente familiare

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Misura B2 (solo Regione Lombardia)

Fra gli aiuti economici per la assistenza domiciliare erogati su base regionale vale certo la pena menzionare anche la Misura B2. Si tratta di una sovvenzione rivolta a persone, anziane e non, che intendono continuare a risiedere presso il proprio domicilio pur in presenza di disfunzioni tali da inficiarne l’autonomia.

Più precisamente, le condizioni di chi intende accedere alla Misura B2 erogata dalla Regione Lombardia devono essere inquadrabili come gravi ma non gravissime (quest’ultima classificazione consente invece di accedere alla Misura B1).

Fornisce prova dello stato di fragilità del richiedente l’avere ottenuto l’indennità di accompagnamento o un certificato di handicap grave rilasciato dall’Asl. Esiste un secondo requisito necessario per accedere all’aiuto finanziario erogato dalla Misura B2: l’ISEE non superiore a € 25.000 (per i minorenni € 40.000 del nucleo familiare).

La domanda per accedere a questo bonus, una volta aperto il bando, va rivolta ai Servizi Sociali del Comune o Ambito Territoriale di appartenenza. Qualora la richiesta venga accettata il cittadino può percepire un aiuto economico di importo variabile costituito da:

  • buono sociale del valore di € 100-400 se il percettore è assistito da un familiare; quando questi viene coadiuvato da un badante la somma erogata raddoppia;
  • oppure assegno per l’autonomia, dell’ammontare massimo di € 800, per chi si avvale di assistenza domiciliare privata nell’ambito di un intento di indipendenza e non ha un parente caregiver. In questo caso l’ISEE massimo per l’accesso alla Misura B2 sale a € 30.000;
  • cumulativo al buono sociale o all’assegno per l’autonomia può essere il voucher sociale adulti e anziani oppure quello per minori. Entrambi sono utilizzabili per l’acquisto di servizi mirati al miglioramento della vita sociale e al benessere psicofisico (ad esempio un trainer per allenamento fisico). L’importo dei voucher può arrivare a un tetto massimo di € 600 mensili.

Infine, ricordiamo che chi ha ottenuto il riconoscimento della Misura B2 e si avvale di assistenza domiciliare privata ottiene la prosecuzione automatica del buono sociale salvo in caso di decadenza dei requisiti necessari.

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Voucher Scelta Sociale (solo Regione Piemonte)

Scelta Sociale è un aiuto economico per l’assistenza domiciliare o la permanenza in una RSA erogato dalla Regione Piemonte e finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus con 90 milioni di euro. Rimarrà in vigore fino al 2027 salvo rinnovi. I beneficiari sono anziani e soggetti non autonomi.

L’importo ottenibile tramite la sovvenzione regionale voucher Scelta Sociale ha un valore mensile di € 600 e coprirà un arco temporale di 24 mesi, eventualmente rinnovabili. Come per altre forme di sostegno già elencate reddito-dipendenti, anche questa è rivolta a cittadini piemontesi con un reddito annuale contenuto entro un tetto massimo, che nello specifico deve corrispondere a un ISEE socio-sanitario di € 50.000 per gli adulti e € 65.000 per i minorenni. Altro requisito è il punteggio U.V.G. (rilasciato dall’Unità Valutativa Geriatrica) o U. M.V.D. (rilasciato dall’Unità Multidisciplinare di Valutazione della Disabilità).

La domanda per accedere a questa risorsa va presentata online sulla piattaforma “Scelta Sociale”. Da rammentare che i bandi per Scelta Sociale sono 2, basati sulla destinazione d’uso. Uno è rivolto a chi intende usarlo per la retta RSA o altra struttura (comunità alloggio, struttura residenziale per disabili, etc.), mentre l’altro è destinato a chi si avvale di assistenza domiciliare.

Per l’ottenimento di questa risorsa finanziaria è indifferente che il cittadino abbia scelto di prendere alle proprie dipendenze un assistente familiare in autonomia oppure si sia avvalso di agenzie di somministrazione o cooperative socio-sanitarie. L’accettazione della domanda e la posizione in graduatoria sono determinate dal punteggio UVG/UMVD e dalla cronologia delle domande effettuate sul portale.

Da sapere, infine, per chi intende usarlo per una struttura residenziale, che quest’ultima deve aver aderito al progetto in questione (attenzione: non è obbligatorio).

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Home care premium Inps

A livello nazionale un’altra forma di aiuti finanziari per l’assistenza a domicilio è Home Care Premium INPS o HCP, che rimarrà disponibile fino al 31 gennaio 2028 salvo ulteriori proroghe. I potenziali beneficiari equivalgono a dipendenti e pensionati più i familiari (coniugi, fratelli/sorelle, altri parenti di primo grado), orfani minorenni di dipendenti con all’attivo l’iscrizione alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o di utenti pensionati della Gestione Dipendenti Pubblici.

Requisito indispensabile è la condizione di non autosufficienza del richiedente. Tale stato è distinto in diverse categorie in base alla gravità della condizione. Comunque l’invalidità deve essere almeno uguale o maggiore del 67%, oppure deve esserci una condizione documentata di handicap grave.

Lo scopo del sostegno erogato dall’INPS tramite Home Care Premium è la prevenzione/contenimento del declino fisico e cognitivo tramite una tutela di tipo socio-assistenziale. La stessa consiste in un aiuto economico destinato ad esempio al rimborso per le spese sostenute da chi ha assunto una badante.

In alternativa, il beneficiario può avvalersi direttamente dell’erogazione di servizi sanitari prestati da enti convenzionati con l’INPS o cooperative accreditate. L’accesso ad HCP e il valore del rimborso sono calcolati in base a 2 fattori. Uno è l’ISEE (correlazione inversa), l’altro è il punteggio assegnato al richiedente relativamente al bisogno di supporto socio-assistenziale certificato da Commissione Medica (esistono 3 livelli: disabilità media, grave e gravissima, con correlazione diretta).

La domanda per accedere ad HCP va inoltrata direttamente sulla piattaforma online dell’istituto (occorre registrarsi con spid, CIE o CNS). Una volta che questa viene accettata si entra in una graduatoria basata sugli elementi già menzionati (reddito, grado di disabilità ed età).

L’entità dell’aiuto economico versato dall’INPS è variabile, si va da un minimo di € 50 per chi ha ISEE socio-sanitario > € 40.000 e disabilità in fascia 1, agli € 1.380 euro per disabili gravissimi in fascia 1 con ISEE inferiore agli € 8.000.

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Altre fonti di finanziamento: Fondi, enti ed assicurazioni

Il panorama dei finanziamenti per l’assistenza a domicilio resi disponibili da fondi, enti e assicurazioni è molto vasto. In genere sono erogati a categorie selezionate e mostrano un’entità dei rimborsi variabile,.

I criteri applicati in genere sono duplici: il reddito da una parte e la gravità delle condizioni di salute, manifeste con la perdita di autonomia, dall’altra.

Fra gli enti degli albi professionali, per esempio, in un modo o nell’altro troviamo sempre l’allocazione di risorse economiche per iscritti non autosufficienti. Vale anche per quelli di professionisti generalmente con reddito medio-alto. Ad esempio ENPAM, EPAP, EMAPI sono alcuni degli enti a cui rivolgersi, se si è iscritti, per informarsi sui requisiti per accedere alle sovvenzioni.

Altro genere di aiuti economici assistenza domiciliare sono quelli destinati a coloro che hanno stipulato polizze sanitarie.

Per quanto riguarda le coperture assicurative, spiccano le Long Term Care. La ragione: alcune formule garantiscono un rimborso duraturo per chi perde l’autonomia e necessita di caregiving professionale. Ovviamente, è indispensabile pagare il premio assicurativo per il numero minimo di anni indicato nella polizza.

Data la vastità delle formule disponibili, è fondamentale esaminare con cura il contratto prima di aderire. Ciò consente di evitare esclusioni che inficerebbero un domani l’usufrutto della rendita. Una buona notizia è la possibilità di detrazione IRPEF del 19% del premio assicurativo entro un tetto fissato per legge.

Tra i fondi assume particolare rilievo il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (FNA), istituito nel 2006 per tutelare i soggetti costretti a ricorrere ad assistenza domiciliare continuativa a causa di una grave patologia oppure una condizione di disabilità.

L’erogazione delle sovvenzioni in questo caso è variabile da Regione a Regione. Nei paragrafi precedenti ne abbiamo esaminato alcuni esempi.

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